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confrontandoci

Nato per parlare di disabilità intellettiva, man mano ho aggiunto un pò di tutto...poesie, cucina, aforismi, racconti...ecc. :)


30/11/13

Lasciateli tranquilli







"Voglio che l'uomo quando nasce 
respiri i fiori nudi,
la terra fresca,
il fuoco puro, 
non ciò che tutti respirano. 
Lasciate tranquilli quelli che nascono! 
Fate posto perché vivano! 
Non gli fate trovare tutto pensato,
non gli leggete lo stesso libro,
lasciate che scoprano l'aurora
e che diano un nome ai loro baci.

Neruda

25/11/13

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne!

La celebrazione del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, mi ricorda il romanzo di Dorian Gray: mentre le manifestazioni e le iniziative si moltiplicano in tutta Italia facendo apparire giovani e attraenti le politiche contro la violenza alle donne, la realtà continua a sfigurarsi come il ritratto in soffitta. E’ vero che abbiamo una maggiore consapevolezza del problema ma, fino ad oggi, il governo ha fatto una brutta legge e tante promesse. Rimangono ancora da realizzare tutte quelle azioni per formare le forze dell’ordine, i tribunali e i servizi sociali, per rendere omogenei i protocolli di intervento, per creare il lavoro di rete tra i soggetti che intervengono in situazioni di violenza, lavorare con gli adolescenti per la prevenzione, eccetera eccetera eccetera.
Le richieste sono sempre sui tavoli istituzionali, e sono in attesa. Attendono come le donne che vivono situazioni di violenza. So bene che il problema non riguarda solo la violenza contro le donne. Vivo in un Paese che aspetta da troppo tempo di essere governato. Perché la situazione dovrebbe essere differente con la violenza contro le donne?
Ho deciso oggi di pubblicare la lettera di una donna che mi scrive da tempo e che incontrai nel 2012, durante una conferenza. Mi raccontò dell’assenza di risposte e dell’ignavia che la circondava. La sua situazione non è cambiata. Penso quindi che le sue parole valgano più di qualunque commento su questo 25 novembre.
Cara Nadia,
E’ facile, semplice, comodo e sbrigativo pensare che dietro al drammatico fenomeno della violenza alle donne ci sia, di volta in volta, un solo uomo. Questo pensiero molto superficiale, mi appare alquanto diffuso e permette alle persone che l’hanno fatto proprio, di avere la coscienza a posto; di sentirsi al di fuori da ogni possibile coinvolgimento emotivo o di relazione col problema.In realtà sono molti i soggetti che concorrono all’ instaurarsi e al perpetrarsi di quella che giustamente viene definita come ‘violenza di genere’.Ma una nuova legge e l’introduzione dell’ adozione di un braccialetto elettronico, non credo possano molto di fronte alla cecità collettiva.Permane il pregiudizio che se una donna viene colpita o presa di mira o, nel peggiore dei casi uccisa, ‘qualcosa avrà fatto’! Un pensiero che nasconde l’ignoranza di chi considera una donna soggetta a un uomo. Pertanto, a che pro difenderla e proteggerla? A che pro scomodare il proprio quieto vivere?Ne sono profondamente convinta, avendolo vissuto in prima persona, che molte donne o uomini che ricoprono un ruolo, o anche solo perché cittadini o cittadine, potrebbero essere più incisivi e concreti di qualsiasi legge, seppur necessaria.La donna chiamata a testimoniare sulle violenze che tu hai subito e  che per omertà non racconta la verità e ha la nefandezza di dire che non l’ha fatto per paura”
L’assessore ai servizi sociali che ti fa gentilmente notare che il ‘suo’ Sportello donna si occupa per lo più di donne residenti nel suo Comune. E tu non sei una di loro.L’ uomo in divisa che ti fa presente che la querela non serve a nulla.L’ amica che parla di te a destra e sinistra ma che non viene mai a trovarti.Il vuoto intorno a te lievita come una torta amara: perché denunciare vuol dire mostrare cose che tutti sanno ma che nessuno ha il coraggio di affrontare con onestà e obiettività.Eppoi c’è il pubblico ministero a cui chiedi: perché le querele che arrivano su diverse scrivanie dei magistrati non vengono unite in unico fascicolo, in modo che ci sia una visione d’insieme dell’ intera vicenda? E lui risponde solo un ‘no’.parenti di chi ti fa violenza sanno tutto, ma per difendere il nome della famiglia dipingono di rosa ciò che è nero.E intanto il tempo passa e tu subisci. E intanto un altro uomo in divisa a cui racconti gli insulti, ti suggerisce di porgere l’altra guancia.Anche l’avvocato non sa più cosa fare: ti dice che la vita non è dentro un tribunale e anche tu lo sai, purtroppo. Il tuo persecutore non si è mai presentato, lui ti aspetta fuori.C’è anche quel partito politico che crede di fare grande cosa nel raccogliere, durante la sua manifestazione per il 25 novembre delle monetine contro il femminicidio.Ti sei recata in Questura e hai guardato quelle sedie riempite all’inverosimile di plichi-cartelle, di storie simili o forse peggiori della tua. Altri e altre che attendono.Hai ricordato, in quel momento, le parole di Piero Calamandrei, quando diceva che le persone e le loro storie sono simili a insetti schiacciati tra mille documenti.Hai chiesto un incontro con il capo della procura, ma ti hanno detto che non si può. Peccato, desideravi che la tua esperienza, i tuoi passi, diventassero motivo di riflessione e magari punto di partenza per nuove strategie contro la violenza alle donne.Non so se questa società che ama definirsi ‘civile’, abbia veramente il desiderio e la volontà di farti sentire e di farti vivere come libera cittadina.Se continui ad andare avanti è grazie alla volontà e al desiderio di pochi: di donne e uomini che sanno e comprendono la misura della tua sofferenza. E’ grazie a loro che continui a sperare.La mia lettera l’ho scritta affinché la Giornata internazionale contro la violenza alle donne non sia una sterile ricorrenza piena di retorica e di parole vuote e scontate.La violenza di genere ha bisogno di una presa di coscienza collettiva che diventi concreta azione civile.Grazie.
 fonte: ilfattoquotidiano (Nadia Somma)

24/11/13

Il Sole Innamorato



Una volta il Sole s'innamoro'di una piccola stella che gli stava di fronte. La vedeva ogni mattina gingillarsi nel cielo e chiacchierare con tutti i pianeti e tutte le altre stelle. Sbatteva le ciglia, si specchiava nelle scie delle comete ed era sempre pronta a catturare il primo raggio di sole per brillare più delle altre. Il Sole, a forza di guardarla, si era talmente innamorato di lei che un giorno non riuscendo più a controllare il suo desiderio decise di farle un regalo. Allungo' un raggio, stacco' da una nuvola un fiocco bianco a forma di rosa e lo dono' alla stella. La stella impertinente rise del suo gesto e il Sole per la vergogna divenne tutto rosso e si tuffo' nel mare perche' nessuno se ne accorgesse. Il giorno seguente il sole risorse e decise di fare un altro regalo alla stella. Questa volta allungo' un raggio, rubo' la coda a una cometa e la dono' alla stella. Anche questa volta la stella scoppio' a ridere, cosi' il sole, ormai offeso, si nascose tutto rosso dietro le montagne. Il terzo giorno il sole si stufo' del comportamento della bella stella... ma tanto impertinente! Cosi' decise di non farsi più vedere e inizio' a girare triste e sconsolato nascondendosi fra i pianeti. All'improvviso, quando meno se lo aspettava, apparve una bellissima cometa che si avvicino' a lui e gli disse: "amato sole, se continui cosi' ci farai morire di freddo! Abbiamo bisogno di te e del tuo calore! Non ci abbandonare!" Il sole commosso e lusingato dalla richiesta della bellissima cometa smise di nascondersi e ricomincio' a splendere sempre più forte.''...
dal web

Quando sorridi

17/11/13

Le cose che ho imparato


- Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
- Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
- Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
- Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
- Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
- Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
- Che la pazienza richiede molta pratica.
- Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
- Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
- Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
- Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
- Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
- Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
- Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
- Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
- La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
- E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
- Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
- Non cercare le apparenze, possono ingannare.
- Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
- Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
- Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
- Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
- Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
- Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
- Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
- Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
- Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
- Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange.
Paulo Coelho

Ti è mai successo






Ti è mai successo di sentirti al centro 

Al centro di ogni cosa al centro di quest’universo 
E mentre il mondo gira lascialo girare 
Che tanto pensi di esser l’unico a poterlo fare 



Sei così al centro che se vuoi lo puoi anche fermare 
Cambiarne il senso della direzione per tornare 
Nei luoghi e il tempo in cui hai perso ali, sogni e cuore 
A me è successo e ora so volare 



Ti è mai successo di sentirti altrove 
I piedi fermi a terra e l’anima leggera andare 
Andare via lontano e oltre dove immaginare 
Non ha più limiti hai un nuovo mondo da inventare 





Sei così altrove che non riesci neanche più a tornare 

Ma non ti importa perché è troppo bello da restare 
Nei luoghi e il tempo in cui hai trovato ali, sogni e cuore 
A me è successo e ora so viaggiare 



Oltre questa stupida rabbia per niente 
Oltre l’odio che sputa la gente 
Sulla vita che è meno importante 
Di tutto l’orgoglio che non serve a niente 



Oltre i muri e i confini del mondo 
Verso un cielo più alto e profondo 
Delle cose che ognuno rincorre 
E non se ne accorge che non sono niente 
Che non sono niente 





Ti è mai successo di guardare il mare 

Fissare un punto all’orizzonte e dire: 
”È questo il modo in cui vorrei scappare 
andando avanti sempre avanti senza mai arrivare” 



In fondo in fondo è questo il senso del nostro vagare 
Felicità è qualcosa da cercare senza mai trovare 
Gettarsi in acqua e non temere di annegare 
A me è successo e ora so volare... 
Volare... 
Volare 
Oltre questa stupida rabbia per niente 
Oltre l’odio che sputa la gente 
Sulla vita che è meno importante 
Di tutto l’orgoglio che non serve a niente 



Oltre i muri e i confini del mondo 
Verso un cielo più alto e profondo 
Delle cose che ognuno rincorre 
E non se ne accorge che non sono niente 
Che non sono niente 
Che non sono niente 
Che non sono niente 



Ti è mai successo di voler tornare 
A tutto quello che credevi fosse da fuggire 
E non sapere proprio come fare 
Ci fosse almeno un modo uno per ricominciare 



Pensare in fondo che non era così male 
Che amore è se non hai niente più da odiare 
Restare in bilico è meglio che cadere 
A me è successo amore e ora so restare


(testo canzone Negramaro)


13/11/13

UISP - sport per tutti!!


  • Sono orgogliosa e felice per aver contribuito a far nascere tutto questo....a partire dalla squadra di basket per ragazzi con disabilità  (vedi il gruppo che ho creato su Fb)e successivamente anche il corso di ballo di gruppo dove i ragazzi meno autonomi possono divertirsi giocando senza essere troppo rigidi nelle regole: questo è l'articolo uscito sul quotidiano Alto Adige di Bolzano...
BOLZANO. Ai Piani di Bolzano, presso l’ex maso Premstaller, in via Dolomiti 14, opera una realtà che cerca di far comprendere, sottolinea il suo presidente Pietro Calò, come lo sport sia “un fenomeno sociale ricchissimo di valori educativi, relazionali, di benessere fisico e di promozione degli individui”.
Questa realtà si chiama UISP (Unione Italiana Sport Per Tutti) e attraverso le diverse attività che svolge si pone l’obiettivo di dimostrare che lo sport è uno dei modi più belli per stare insieme, aiuta a crescere come individui e come cittadini enfatizzando valori come l’inclusione e la tolleranza.
Proprio a sostegno di tali valori l’associazione ha creato un progetto che le permette di inserire persone diversamente abili all’interno dei propri corsi, offrendo loro la possibilità di incontrarsi, confrontarsi, creare e comunicare sperimentando le proprie abilità.
Il tutto nell’ottica di un’attività che sia includente e non escludente.
Responsabile del progetto è la dottoressa Claudia Cantisani. Grazie ai suoi sforzi, e a quelli di tutto il gruppo degli operatori, molti ragazzi e ragazze che vivono la difficile condizione della disabilità, sono accolti ed incoraggiati ad esprimere e potenziare le proprie capacità creative e la libera espressione del proprio corpo.
Nella palestra camp, da ottobre a fine gennaio, ogni mercoledì dalle 17 alle 18, per chi ha voglia di muoversi a ritmo di musica, vengono organizzati corsi di ballo.
Per chi invece preferisce giocare con la palla praticando il basket l’appuntamento è ogni lunedì allo stesso orario nella palestra Egger Lienz.
“Ogni ragazzo è seguito dagli operatori durante tutto il percorso sportivo. È un’opportunità unica ed emotivamente importante per loro. Ma anche noi, i cosiddetti normodotati, abbiamo tanto da imparare” afferma Claudia Cantisani mentre organizza e coordina l’attività di ballo di gruppo attorniata dai suoi ragazzi.
“Vederli sorridere e ballare scatenati è la cosa che mi ripaga più di tutte. Non dimentichiamoci delle enormi difficoltà che questi ragazzi devono sopportare in tutti gli ambiti della società. Donare loro un pomeriggio diverso mi riempie di gioia”, continua la responsabile.
Ed effettivamente ciò che colpisce più di tutto sono i sorrisi e la vitalità sprigionata da questi ragazzi mentre ballano e cantano sulle note del Gangnam Style piuttosto che su quelle del tormentone del Pulcino Pio.
Sono tante anche le mamme che condividono con i loro ragazzi questi momenti accompagnandoli ogni lunedì e mercoledì in palestra.
“Monica aspetta tutta la settimana questo momento, e quando è l’ora di andare non ne vuole proprio sapere” racconta divertita la signora Antonella Marini, “sono davvero molto contenta” prosegue, “ questi corsi sono una bellissima occasione per accrescere l’autostima e i processi di integrazione delle persone diversamente abili”.
“Lisa è raggiante” osserva la signora Margaret Munerati riferendosi alla figlia che balla. “La situazione non è facile per questi ragazzi. La loro condizione di svantaggio dovrebbe essere considerata una risorsa dalla società e non un limite. Invece in questo settore si continua a tagliare”.
Questi progetti dovrebbero essere considerati parte delle “politiche della vita”. La cultura dell’emarginazione e della “cancellazione”della diversità è una cultura dell’esclusione e del pietismo.
Ecco perché la UISP può esser considerata punto di riferimento per le persone diversamente abili e le loro famiglie...di Mario Cirillo


09/11/13

E crescendo impari




E crescendo impari che la felicita’ non e’ quella delle grandi cose.
Non e’ quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…
La felicita’ non e’ quella che affanosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente,…
non e’ quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…,
la felicita’ non e’ quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicita’ e’ fatta di cose piccole ma preziose….
…e impari che il profumo del caffe’ al mattino e’ un piccolo rituale di felicita’, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicita’, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicita’ lieve.
E impari che la felicita’ e’ fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l’amore e’ fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi piu’ di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo e’ una deliziosa felicita’.
E impari che i regali piu’ grandi sono quelli che parlano delle persone che ami…
E impari che c’e’ felicita’ anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’e’ qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c’e’ nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicita’.
(Richard Bach)

07/11/13

Adoro le donne







Adoro le donne che non si aspettano mai niente, 
perché vanno a prendersi sempre ciò che vogliono. 

Quelle che escono anche senza trucco 
e si sentono belle lo stesso. 
Quelle che non dicono mai chi sono, 
ma insegnano alle altre ad essere. 
Quelle che camminano sempre a testa alta, 
anche quando il mondo le vorrebbe sotterrare. 
Quelle che sanno sempre dire ti amo
senza aspettarsi nessun eco per capire l'amore.
(Angela Olino)

06/11/13

Compartecipazione alla spesa socio-sanitaria


Ancora sulla compartecipazione alla spesa socio-sanitaria: interessante ordinanza del Tribunale di Trento!

Con l'ordinanza  n.207 del 25 giugno 2013 (pubblicata nella G.U. n. 41 del 9.10.2013),  il Tribunale di Trento ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 18 della l. prov. 27.07.2007, n. 13[1](rubricata Politiche sociali nella provincia di Trento), invocando il contrasto con l’art. 38 della Costituzione e con l’art. 4 del d.P.R. 31.08.1972, n. 670 (vale a dire, il Testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige).
L’atto di promovimento origina dal ricorso presentato da una disabile grave(per essere stata la signora dichiarata invalida con totale e permanente inabilità lavorativa e con necessità di assistenza continua e non essendo la medesima in grado di compiere gli atti quotidiani della vita) che, avendo come unica fonte di reddito la complessiva somma mensile di €. 822,99, non è in grado di pagare la retta dovuta alla Casa di riposo presso la quale si trova ricoverata (retta il cui importo ammonta a €. 1.275,00). L’assistita domanda in sede giudiziale che, in virtù dell’art. 3, co. 2-ter, del d.lgs. n. 109 del 1998 (nelblog si è in più occasioni discusso di tale norma: ad es., cfr. quiquiqui, equi), venga accertato l’obbligo, in capo all’amministrazione comunale, di provvedere al versamento – in favore della RSA – della somma risultante dalla differenza tra la retta e il reddito mensile percepito dalla ricorrente (dedotta altresì una piccola somma per le esigenze personali di quest’ultima). Al contrario, il Comune, richiamando la normativa della Provincia autonoma di Trento, sostiene che debbano essere i familiari tenuti agli alimenti (ex art. 433 cod. civ.) a provvedere al predetto versamento.
In particolare, come anticipato, la norma che viene in rilievo è l’art. 18, della l. prov. Trento 27.07.2007, n. 13, che così dispone: “[i] soggetti che fruiscono di prestazioni consistenti nell’erogazione di un servizio compartecipano alla spesa in relazione alla condizione economico-patrimoniale del nucleo familiare di appartenenza […], nonché in relazione alla tipologia della prestazione erogata

Corretto (e condivisibile) il richiamo alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, stipulata a New York il 13.12.2006 e ratificata dall’Italia con la l. 3.03.2009, n. 18, dalla quale emerge la necessità di valorizzare il disabile come persona dotata di autonomia e indipendenza, da garantire a prescindere dai rapporti familiari e, a maggior ragione, in presenza di una situazione economica precaria

Pertanto, si afferma nell’ordinanza di rimessione, “non appare conforme alla Convenzione una normativa interna che imponga di prendere in considerazione la situazione economica dei familiari del soggetto portatore di handicap”, perché siffatta normativa priverebbe i soggetti disabili della propria indipendenza, essendo questi ultimi obbligati a rivolgersi ai propri familiari per il pagamento delle rette da sostenere per il ricovero nelle case di cura.
Insomma, prosegue il Giudice remittente attraverso un’apprezzabile sforzo interpretativo delle norme de quibus, la ratio della Convenzione è quella di evitare che il disabile “sia costretto ad attendersi da altre persone quanto è necessario per la sua esistenza dignitosa”. 

Da ultimo, il Tribunale di Trento afferma la lesione, da parte della richiamata legge provinciale,dell’art. 38 della Costituzione che, com’è noto, così dispone: “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”. Secondo il Giudice remittente, anche da tale norma dovrebbe desumersi che “la persona inabile assume rilievo di per se stessa, senza alcun riferimento al suo nucleo familiare”. E qui la questione fuoriesce dai rapporti tra Stato e Regioni, toccando uno degli aspetti più problematici del diritto costituzionale contemporaneo: vale a dire, quello inerente il rapporto tra dignità umana, solidarietà e crisi economica.
Come appare evidente, in attesa che la Corte costituzionale si pronunci, le questioni sul tappeto sono numerose e di non facile soluzione.

tutto l'articolo qui

05/11/13

Pioggia



La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.

È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l'illusione inquieta di un domani impossibile
con l'inquietudine vicina del color della carne.

L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.

Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all'orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da' all'anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!
(
Federico Garcia Lorca)

SmartTrek - banco digitale per alunni con disabilità



Scuola e disabilità, un banco digitale per bambini delle primarie e secondarie di primo grado

Può migliorare le capacità di scrittura, lettura e memorizzazione dei bambini diversamente abili, favorirne la socializzazione con i compagni di scuola e l’integrazione in classe. Si chiama SmartTrek ed è un banco digitale progettato, grazie a un finanziamento della Regione Toscana, da un gruppo di ricercatori dell’Università di Firenze coordinati da Simonetta Ulivieri, ordinario di Pedagogia generale e sociale, provenienti da Scienze della Formazione, dal “Centro studi e ricerche per le problematiche della disabilità” (Cespd) e dal “Centro studi condizioni di rischio e sicurezza sviluppo attività di protezione civile” (Cespro) di Ingegneria. “Proprio uno dei valori aggiunti di questo progetto è l’approccio multidisciplinare – spiega Sandra Zecchi, delegato del Rettore per le questioni sulla disabilità – che ha interessato tutte le fasi, dalla ideazione fino alla valutazione del dispositivo, e che ha visto impegnato un gruppo di giovani ricercatori conbackground culturale diverso, che hanno lavorato insieme anche costruendo un linguaggio comune”.
L’apparecchio consente allo studente l’interazione con la lavagna multimediale della classe attraverso la scrittura, il disegno e l’uso di applicativi, permette la registrazione delle lezioni e la possibilità di rivederne alcune parti. Il dispositivo è stato progettato in modo da essere ergonomico e integrato con le altre postazioni della classe, in modo da agevolare l’interazione con tutti i compagni. “Siamo partiti nel 2010 approdando a un’analisi dei bisogni attraverso il confronto con le scuole primarie e secondarie di primo grado grazie alla collaborazione con l’Ufficio scolastico provinciale di Firenze – prosegue Zecchi – al termine di questi incontri abbiamo deciso di lavorare a un prototipo che potesse essere utilizzato da parte di bambini con disabilità agli arti inferiori. Nella progettazione il gruppo di lavoro ha prestato attenzione alla possibilità di modificare il sistema sulle specifiche esigenze di ogni singolo studente e alla necessità di contenere i costi di produzione”.

01/11/13

Novecento







Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito.
Questo a me piace.
Questo lo si può vivere.
Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita...
Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare.
Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade?

Anche solo le strade. Ce n'è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n'è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla?

[ A.Baricco - Novecento ]