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confrontandoci

Nato per parlare di disabilità intellettiva, man mano ho aggiunto un pò di tutto...poesie, cucina, aforismi, racconti...ecc. :)


01/05/13

Dedicato al 1 Maggio




I calcoli matematici sono freddi, generalmente non hanno un’anima. Statistiche, proiezioni, raffronti, percentuali.
Sono operazioni svolte da uomini, ma distanti dalla vita delle persone.
Sono numeri sommati, moltiplicati, sottratti, poi divisi, ancora sommati, divisi, risommati, sottratti di nuovo, e ancora moltiplicati, divisi, che alla fine compiono un totale.
Sono colonne di numeri messi in fila, pronti per essere proiettati, interpretati, magari manipolati, travisati.
Naturalmente dagli uomini, per conto di altri uomini, spesso contro altri uomini ancora.
Solo quando vengono associati a un soggetto, quei numeri fanno capire molto di più di qualsiasi analisi, rapporto, editoriale di un quotidiano, rilievo di un ricercatore.
I numeri associati a un soggetto raccontano una storia e ne descrivono il senso compiuto.
Se ti dicessi 874.940, così, senza spiegarti il motivo, tu non capiresti proprio nulla.
Di cosa stiamo parlando, mi diresti.
874.940.
Sì, va bene, ma di cosa?
874.940.
Persone… uomini… donne… vecchi… ragazzi… bambini… neonati…
[...]
874.940.
Di cosa?
Letti così quei numeri non si capiscono.
874.940.
Se ti dicessi invece operai, impiegati, muratori, carpentieri, attrezzisti, elettricisti, carrozzieri, meccanici, falegnami, contadini italiani portati in ospedale in una giornata di ordinario lavoro.
Se ti dicessi che molti di loro sono immigrati con regolare permesso di soggiorno che in un anno subiscono un infortunio sul lavoro.
Allora capiresti tutto.
E se mi venisse fuori un altro numero?
1120.
Sono gli incidenti sul lavoro mortali in un anno.
A questo punto ti potresti perfino incazzare.
Perché… perché non si può morire mentre si lavora.
Jean-Pierre Levaray*  MALEDETTA FABBRICA

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