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confrontandoci

Nato per parlare di disabilità intellettiva, man mano ho aggiunto un pò di tutto...poesie, cucina, aforismi, racconti...ecc. :)


30/04/10

La Vela


Deve essere una avventura veramente indimenticabile, conosco persone con disabilità che hanno fatto questa esperienza e sono rimasti estasiati. Anche Silvia con alcuni ragazzi del suo gruppo del laboratorio protetto ha fatto una giornata sul Garda in barca a vela e ne ha parlato per un lungo periodo come di una esperienza magica.


Per questo sono contenta quando leggo questo tipo di progetti:


... la Provincia Regionale di Trapani, in corrispondenza con l'arrivo nella città siciliana della Garibaldi Tall Ships, ha presentato il proprio progetto denominato Un sorriso tra le onde, iniziativa voluta per offrire a un gruppo di persone con disabilità e di giovani con disagio sociale l’opportunità di vivere un'esperienza incentrata sulle emozioni e sul mare, creando una dimensione educativa e motivante nella quale mettersi in gioco, riscoprire potenzialità e beneficiare delle interrelazioni con altri.Due le imbarcazioni di cui si è avvalso il progetto, l'Ares II, un caicco di trenta metri e La Signora del Vento, goletta a tre alberi, insieme a uno staff composto da eccellenti professionisti del settore psichiatrico e velistico e a tutti quegli appassionati di vela che si sono messi a disposizione in qualità di volontari, per questa iniziativa fortemente connotata in termini formativi e pedagogici e contraddistinta da "parole chiave" come aggregazione, educazione ambientale, lavoro di gruppo e relazione con gli educatori.


segue articolo qui su superando.it

25/04/10

Mentre aspettiamo l'Osservatorio nazionale sulla disabilità


dal corriere.it


L’OSSERVATORIO ANCORA NON C’È - Manca ancora, però, lo strumento per monitorare la reale applicazione dei principi contenuti nella Convenzione Onu: l'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Pur essendo previsto dalla legge n. 18/‘09 che ratifica la Convenzione, di fatto ancora non esiste. Un ritardo che va colmato al più presto visto che, ricorda Jerome Bickenbach dell’Istituto di ricerca svizzero che fa capo all’associazione dei paraplegici: «Per la prima volta una convenzione internazionale prevede che gli Stati che la ratificano debbano monitorare la sua effettiva applicazione».
CAMPAGNA MINISTERO PARI OPPORTUNITÀ – Nel frattempo, una campagna di comunicazione, «Abilità diverse, stessa voglia di vita», lanciata da qualche giorno dal ministero per le pari opportunità, attraverso affissioni e spot su radio, tv e stampa mira a sensibilizzare la collettività sul principio dell'uguaglianza dei diritti. «Una disabilità - sottolinea il ministro Mara Carfagna - può impedire ad una persona di fare qualcosa, non di fare tutto. Ed è proprio questo che ci rende tutti uguali, perché nessuno, disabile o meno, sarà mai dotato di ogni abilità».


articolo intero qui

24/04/10

Ma "il servizio sociale" dove sta andando?

da un educatore...

E' giunto purtroppo il momento di dire, molto sinceramente, che il servizio sociale ha perso ormai il suo vero significato operativo e la forza, che dovrebbe avere sul territorio, attraverso il proprio concreto agire socio-educativo. Cosa intendo dire con ciò? E' molto semplice! Intendo dire che le persone che hanno bisogno di un aiuto o di un sostegno come, per esempio, gli anziani (spesso soli o abbandonati) o le persone in situazione di handicap (che hanno sempre meno spazi o possibilità per socializzare o integrarsi) non sono più considerate come dei soggetti che hanno dei diritti da potenziare e sviluppare o una dignità sociale da difendere, ma sono diventati dei semplici oggetti a cui erogare una specifica “prestazione” o un sostegno di base tra quelli possibilmente misurabili, cioè di tipo accessorio o economico. Questa tipologia di aiuti, come per esempio il pasto a domicilio; la pulizia personale; la pulizia della casa; il lavaggio della biancheria; la cura al callo dell'alluce del piede; il bagno assistito, l'imboccaggio ai pasti; il pagamento dell'affitto; l'assegno di cura; ecc. ecc., sono attualmente offerti dal servizio pubblico in modo razionale, con dei tempi d'uso ben precisi, senza una vera progettualità calata sulla persona che dovrebbe invece sostenere tutti quei bisogni, spesso molto complessi, che si nascondono dietro i vissuti delle persone. Sono infatti proprio i vissuti delle persone che dovrebbero essere ascoltati, interpretati e analizzati per poter formulare e mettere in atto un vero e proprio intervento sociale. Non è quindi etico e morale, per un professionista del sociale, riconoscere nelle persone solo quei bisogni che hanno una valenza oggettivabile o misurabile. Non si possono adattare i bisogni delle persone alle sole cose che i servizi sociali, in questo momento, vogliono poter offrire. Non si può dire di offrire un vero intervento sociale se si offre esclusivamente pura e semplice assistenza …........e nessuna risposta di tipo socio-educativa.
Così si rischia sempre di più di non fare vera azione sociale che, ricordo, è fatta di prevenzione al disagio o al malessere delle persone o, ancora, nel riuscire a promuovere agio e benessere sociale all'intera collettività.
Tutto questo modo prettamente assistenziale di fare azione sociale viene concepito ed offerto sempre di più, e con una prospettiva ormai preponderante, anche con la partecipazione e l'impegno del privato sociale. Si adempie così al processo di trasformare il lavoro sociale pubblico, che dovrebbe essere intriso di creatività, relazione, partecipazione, idee, azioni, umanità, comprensione, sussidiarietà, territorialità (Welfare Mix)........e tante altre cose......in una semplice azione di businness, esercitata da pochi, sulle spalle dei più sfortunati.
La persona-utente rischia così di non avere più un nome e un cognome, un vissuto, una storia da raccontare, una realtà sociale intorno a sé da migliorare o che deve essere aiutata e sostenuta. Rischia di diventare semplicemente un oggetto riconoscibile per le prestazioni avute, per la fattura emessa a suo nome, per la copertura economica che è stata sostenuta nei suoi confronti......e basta! Chi gestisce ed amministra i servizi sociali, in questo preciso momento, non ha assolutamente idea di che cosa voglia dire “bisogno e intervento sociale”, “socialità e partecipazione”, “umanità e ascolto”, “sistema complesso dell'utente e le sue relazioni”, “piani d'intervento e prevenzione”.
Le persone in situazione di disagio hanno bisogno di essere innanzitutto ascoltate, rimesse in gioco, sostenute dal punto di vista psicologico. Hanno bisogno di qualcuno che non le sostenga solo attraverso l'erogazione di prestazioni o attività “materiali”, ma di qualcuno che sappia ascoltare e rimettere in gioco, capire e comprendere, consigliare e indirizzare, curare e sostenere, supportare e aiutare, spronare e motivare, amare e sorridere, rinforzare e rincuorare. E per tutto il tempo necessario a realizzare e costruire tutte queste cose.
Ecco cosa devono poter fare i professionisti del sociale. Assistenti sociali ed educatori, assistenti geriatrici e operatori socio-sanitari, maestre d'asilo e educatori all'infanzia. Offrire sostegno psicologico, disponibilità, vicinanza, pazienza, comprensione, affettività, passione, umanità e soprattutto tanta professionalità.
Quindi non solo offrire prodotti presi da un “catalogo delle prestazioni”, come se fossero tanti venditori ambulanti del Postal Market.
Non so se tutto ciò è chiaro.
Le persone in stato di bisogno non sono fatte di legno. Sono fatte di ricordi, di pensieri, di sensazioni, di storia, di vissuti, di percezioni che devono essere potenziate e messe in condizione di rigenerare fiducia e nuove capacità di auto-aiutarsi. Queste sono persone ancora in grado di vivere emozioni, di raccontarsi, di essere rimesse in moto per tirare fuori potenzialità e desideri nascosti.
L'agire sociale deve mettere le persone in stato di bisogno nelle condizioni di passare da oggetti che ricevono servizi, a soggetti in grado di rendersi nuovamente attivi a capaci di decidere della propria vita.
Solo così si ridà dignità alle persone in difficoltà. Solo così si fa vero intervento sociale. Il resto sono tutte chiacchiere, che fanno comodo ai politici che non sanno nulla di sociale e ai cosiddetti “manager” del sociale che lavorano senza avere nessuna visone di dove andare e cosa fare........domani.
Giorgio Ballarin
Bolzano

22/04/10

Un premio per i bimbi iperattivi


Sono contenta di sentire che forse un premio dato ai bimbi iperattivi può rivelarsi una cura nei bambini affetti da deficit di attenzione e concentrazione. Addirittura che poi possa avere gli stessi benefici di un farmaco, è straordinario.


Lo sostiene uno studio degli esperti della Nottingham University pubblicato su Biological Psychiatry, in cui i ricercatori hanno misurato l’attività cerebrale durante il gioco di un gruppo di bambini affetti da ADHD (Attention Deficit Hiperactivity Disorder), più comunemente nota come sindrome da iperattività.


continua l'art. qui su corriere.it

Gigliola Cinquetti - Carissimo Pinocchio

21/04/10

Ricordiamo la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità


Per rinfrescarci la memoria, ricordiamo i Principi generali della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità


a) il rispetto per la dignità intrinseca, l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone;

b) la non discriminazione;
c) la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società;
d) il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa;

e) la parità di opportunità;
f) l’accessibilità;
g) la parità tra uomini e donne;

h) il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del diritto dei minori con disabilità a preservare la propria identità.

19/04/10

CELINE DION - The Power Of Love...per sognare un pò...

SAPETE COME MI TRATTANO?


Finalmente è quello che aspettavo....l'occasione per parlare di discriminazione..

Ci ha pensato la Fish..qui con questo concorso:


Sapete come mi trattano?


Storie di ordinaria discriminazione; sono le vicende quotidiane di molte persone con disabilità, di rado raccontate e divulgate dai mezzi di comunicazione.
FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ritiene sia arrivato il momento di abbattere questo “muro del silenzio”, per riportare finalmente in primo piano il racconto, i protagonisti e le storie che stanno dentro queste esperienze. In una forma efficace, comprensibile per tutti e per questo maggiormente comunicabile.
È per questo che nasce il Concorso “Sapete come mi trattano?”. Un’iniziativa rivolta a chiunque voglia contribuire a fare luce su queste non più tollerabili zone d’ombra della nostra società testimoniando – con una foto, una vignetta, un filmato o con un testo che potrà essere la sceneggiatura per uno spot o un breve film – il proprio pensiero e la propria creatività rispetto al tema della discriminazione o dell’esclusione sociale delle persone con disabilità.
Per partecipare al Concorso, che si chiude il 21 giugno 2010, è necessario rispettare le procedure e le regole per la corretta presentazione delle opere, previste nel bando del Concorso.
A selezionare i cinque finalisti per ogni categoria sarà il Comitato dei valutatori, un organismo composto da professionisti ed esperti per ciascuna delle sezioni in concorso, e da leader della rete di associazioni aderenti a FISH, che attribuiranno un punteggio per ogni opera in base all’originalità, all’efficacia e alla capacità di cogliere e trasmettere i principi proposti dal bando.
Il Comitato d’onore, composto da esponenti di spicco del mondo della cultura e del movimento per i diritti delle persone con disabilità, avrà il compito di selezionare i vincitori tra i cinque finalisti di ogni categoria individuati dal Comitato dei valutatori. Tra i componenti del Comitato d’Onore si segnalano: Pietro Vittorio Barbieri (presidente FISH), Franco Bomprezzi (giornalista), Clara Sereni (scrittrice), Massimo Bucchi (disegnatore ed illustratore), Goffredo Fofi (critico letterario e cinematografico), Stefano Rolando (docente Comunicazione Pubblica Università IULM), Fabrizio Caprara (amministratore delegato Agenzia Pubblicitaria “Saatchi & Saatchi”); Roberto Koch (fondatore ed amministratore delegato Agenzia Fotogiornalistica “Contrasto”).
Al primo classificato di ogni categoria verrà riconosciuto un premio di 2.000 euro, mentre per i secondi e il terzi classificati – selezionati anch’essi dal Comitato d’onore – sono previste delle menzioni di merito. La Cerimonia di premiazione è prevista a Roma per il 18 settembre 2010.
Il “Concorso Sapete come mi trattano?” è un’iniziativa prevista dal progetto “Diritti Umani: azioni di rete per il superamento di vecchie e nuove forme di segregazione”, co-finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ai sensi della Legge 383/2000 – annualità 2007 – lettera f.

Le regole e le condizioni per partecipare
Il modulo di iscrizione

18/04/10

Richard Clayderman - Love Story ( CHiquitita bebe )

La classificazione ICF per valutare la disabilità




La Classificazione ICF - promossa ormai dieci anni fa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità - e qualche anno dopo l'approvazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità rendono quanto mai necessari una serie di incontri e scambi a livello internazionale, per trovare quadri comuni di riferimento, cercando anche di superare l'attuale frammentazione dei vari sistemi di welfare nell'azione di contrasto alla disabilità. In Italia lavora da tempo su tali questioni il Centro Collaboratore OMS per la Famiglia delle Classificazioni Internazionali, struttura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che insieme ai Ministeri della Salute e del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha organizzato il seminario internazionale che si terrà a Roma il 19 e 20 aprile
vedi l'articolo qui su superando.it

16/04/10

Lettera alle Donne della Politica


Al Ministro Mara Carfagna
E A TUTTE LE DONNE DELLA POLITICA

Come associazione che si occupa di sostenere, aiutare e difendere i diritti delle famiglie con a carico un figlio disabile gravissimo; siamo sconfortati e molto preoccupati per come tali nuclei familiari vengono sostenute a livello sanitario e assistenziale.
In Italia, abbiamo delle buone leggi 104/92 – 162/98-328/2000 le quali spesso rimangono tali solo sulla carta.
Abbiamo una Costituzione Italiana, una Costituzione Europea ora anche una Convenzione ONU oltre alle varie leggi regionali e comunali che affermano che le persone disabili devono essere sostenute con appositi piani personalizzati di cure sanitarie e assistenziali, anche per 24 ore al giorno, quando si tratta di gravissima disabilità inoltre, è necessario prevedere e realizzare sostegni per permettere alle persone disabili di rimanere a casa propria con il proprio nucleo familiare.Ma oltre a confortare chi le legge , queste normative si rivelano una pura utopia e molte sono le motivazioni che vengono presentate alle famiglie per giustificare tali mancanze:
1- non ci sono le risorse economiche
2- la situazione è troppo complessa
3- viene sostenuta velatamente tramite parole, atteggiamenti e comportamenti la non opportunità di impegnarsi in un progetto completo e soddisfacente perchè, stando alle statistiche, la vita di una persona disabile con gravissima disabilità , molto spesso bambino, è piuttosto breve e perciò.....
ALLE DONNE DELLE NOSTRE ISTITUZIONI
molto impegnate a battersi per le Pari Opportunità tra uomini e donne vorremmo chiedere di battersi anche per le Pari Opportunità da donna a donna e immedesimarsi nelle mamme che da un giorno all’altro dalla gioia più grande dell’attesa di un bimbo, sprofondano nella disperazione per la nascita della loro creatura con gravi malformazioni o malattie genetiche ( in forte aumento) , sovente con pluripatologie che comportano anche l’inserimento di un ventilatore polmonare, di alimentazione tramite Peg, cateterismi ecc.Queste creature vengono dimesse dagli ospedali , consegnati nelle braccia di queste mamme senza un progetto definitivo , devono improvvisamente diventare infermiere ( senza aver preso il diploma), imparare a destreggiarsi col respiratore, a somministrare l’alimentazione con la Peg, a valutare il momento di cambiare il “bottone”, a mettere il catetere , a dormire pochissimo Ecc,ecc,Queste mamme non hanno altra scelta: oltre al dolore di vedere la loro creatura soffrire , oltre a dovere trascurare gli altri figli dopo aver usufruito dei due anni di congedo retribuito previsto dalle leggi e unica forma di sostegno veramente messa in pratica in tutta Italia devono lasciare il lavoro e diventare le infermiere dei loro figli.Le ASL non costruiscono progetti sanitari allo scopo specifico, i Servizi Sociali attuano progetti carenti sia in qualità che in quantità , quasi sempre motivati con carenze di risorse economiche.
Cosa fareste voi DONNE DELLA POLITICA ? VOLTERESTE LE SPALLE ALLE VOSTRE CREATURE?Vi rassegnereste a una vita da reclusa impegnata al 100% nel permettere a vostro figlio una vita il più lunga possibile il più dignitosa e serena possibile anche trascurando gli altri figli , cosa che sovente succede, oppure vi impegnereste e vi battereste per il riconoscimento dei vostri diritti di donna , di madre e di essere umano?Loro non hanno questa forza o l’ hanno perduta, dopo mesi o anni sono esauste e il DIRITTO alla Salute e alla qualità di vita viene loro negato così come ai loro figli.Come associazione continuiamo a inoltrare richieste e a incontrare responsabili delle ASL e dei Servizi Sociali ,ma ogni volta è una lotta immane e faticosa .Bisogna proprio sempre ricorrere alle denunce sui giornali o alle vie legali per salvaguardare il benessere fisico e mentale di queste famiglie .Quando il diritto di queste famiglie a condurre una vita “normale” verrà veramente riconosciuto e garantito?Oppure saremo condannate a vita per espiare “la colpa” di aver dato vita a una creatura disabile?
SERVONO STANZIAMENTI ECONOMICI A LIVELLO NAZIONALE RICONOSCIUTI COME DIRITTO NON NEGOZIABILE .

Attendiamo segnali di effettiva attenzione , non solo parole
Cordiali saluti,
la presidente dell’associazione
MARINA COMETTO

questa lettera è stata condivisa da moltissimi genitori, anche su Facebook e dagli stessi inviata alle donne della politica

12/04/10

Tutti devono accedere all'informazione!



Dall'Unione Europea arriva un appello: in una società aperta e sempre più interattiva si deve dare la possibilità a tutti di poter accedere all'informazione: anziani, disabili...

L'appello viene congiunto dall'European Disability, organismo che rappresenta le persone disabili e da Age Platform, il network europeo delle organizzazioni rappresentative delle persone anziane

Assieme hanno stilato un decalogo....

che puoi leggere qui nel sito muoversinsieme.it
Speriamo che non restino solo parole....

11/04/10

Maestro




...della mia amica poetessa..Daniela..


Maestro,
Maestro,dimmi, accompagnami ancora,mi mancano le tue parabole,le tue parole, i tuoi sogni,di un mondo d'amore...
Maestro, tu che hai aperto il mio cuore e mi hai fatto vedere un mondo dove tutto è amore,e mi hai insegnato che niente passa,tutto rimane nel cuore...
Eppure lo sapevo,ma a dire il vero me n'ero scordata.

Mi ha salvato la mia sete di sapere, di capire..

Maestro no..non mi manca nulla,

non mi mancano le tue parabole, ne' le tue parole, ne' la tua voce, ho capito finalmente che tutto.. era la mia sete di sapere, la mia sete di capire,

erano quelli i miei bisogni, perché ora vedo , che tutto è amore quello che è intorno e dentro di me...
Eppure io lo sapevo, ma era chiuso dentro di me,

solo che nessuno ha mai saputo entrare dentro il mio cuore , e con dolcezza prendermi per mano accompagnandomi in questo viaggio ..dentro e fuori di me

ora non sono più, spirito errante

tu mi hai mostrato la luce e io seguo quella stella che splende d'amore ma non è la tua,è la mia, quella che ho trovato cercando in una notte senza luna, cercando tra le lacrime del cielo..


Tu mi hai solo mostrato le strade e percorsi ed io ho iniziato da sola il cammino

Anche se ti sento sempre vicino a me delicatamente,teneramente,amore di fratello

Puro, candido amore

Chissà se ogni tanto ti siedi ancora con me,e guardi ancora ad orizzonti di felicità

Chissà.Mi hai lasciato qualcosa d'indelebile, un bellissimo ricordo,un bellissimo sofferto ricordo e il mare tumultuoso indomabile,e il vento furioso si sono placati,e hanno portato via le nubi

Nascosto c'erano una meravigliosa alba e un bellissimo tramonto

Grazie maestro, per avermi insegnato,con fermezza e affetto a scavare ancora più in fondo la' dove c'è un mare d'infinito amore

L'amore dentro di me,quell'amore che è anche un po' sogno e si trova dentro di me.

Ora anch'io insegno agli spiriti erranti a cercare l'amore,ma non quello fatto di parole.


A guardare per primo all'amore che c'è fuori e dentro di noi che rimane l'unico e vero, che da' felicità, pace e serenità......

10/04/10

Come una rosa blu


Silvia è una bambina…un’adorabile bambina.

I suoi occhi sono nocciola, i capelli un po’ più scuri. Se i capelli le cadono sugli occhi, li scosta. Ma la mano non và diritta alla fronte, prima si curva come un fiore al primo schiudersi dei petali, poi scosta i capelli dagli occhi. Silvia è diversa. Diversa ?Si, diversa da quasi tutte le altre. Ma chi ha detto che tutte le persone debbano essere uguali ? Per me Silvia è come una rosa blù. Una rosa blù ?Avete mai visto una rosa blù ? Ci sono rose bianche, e rose rosa, e rose gialle, e una infinità di rose rosse. Ma blù ?Un giardiniere sarebbe felice di avere una rosa blù. La gente verrebbe da lontano per vederla.

Anche Silvia è diversa. Ecco perché, in qualche modo, è come una rosa blù. Quando Silvia giunse a casa dalla clinica, “una bambolina rosa, morbida e paffuta” piangeva spesso, più spesso degli altri bambini.Perché ? Chissà, forse vedeva ombre diverse che la spaventavano.Quando fù più grandicella, stava sempre accanto alla mammae le si attaccava alla gonna.

Silvia, in un triste pomeriggio d’inverno, siede in poltrona e si dondola, con la sua bambola fra le braccia. E’ molto turbata, è confusa.Lentamente mi dice: “ mamma, Sally ha detto che sono ritardata. Che vuol dire, mamma ? Ritardata ?I bambini dicono ritardata, e ridono. Perché ridono, mamma ?”Sapete, quando un gattino perde la coda l’udito gli si fa più acuto, dicono.E’ vero che la coda aiuta un gattino a correre più veloce, ma un gatto senza coda ci sente meglio e avverte i passi che s’avvicinano molto prima degli altri micini. Ma alcuni non sanno che un gatto simile può avere un udito tanto acuto; vedono solo che gli manca la coda.Certi bambini sono crudeli e guardano fisso, e prendono in giro:“gatto senza coda ! “

A volte Silvia correva dalla mamma e le si aggrappava stretta, così, senza una ragione. Pian piano capimmo che il mondo di Silvia era un poco diverso, un mondo, in un certo senso, a noi ignoto.Cominciammo a pensare che vivesse in un mondo nel quale potevamo non sentirci a nostro agio.Entrare in quel mondoè un po’ come andare su un altro pianeta.E’ come se Silvia vivesse dietro uno schermo, uno schermo che non riusciamo a vedere.

Forse ha colori magnifici, forse quei colori, a volte, distraggono Silvia dal prestare attenzione a quel che diciamo.

Forse ascolta una musica che noi non possiamo sentire.

I pesci hanno un linguaggio e una musica tutta loro, portata dalle onde, dicono.

Una musica che noi non possiamo udire perché non abbiamo orecchie abbastanza fini.

Si, forse Silvia ode suoni che noi non udiamo, forse è per questo che a volte balza in piedie intreccia misteriosi passi di danza.

Silvia è come un uccellino, un uccello dalle ali molto corte,mi capita di pensare.Ci sono molte cose che Silvia non capisce. E ci sono molte cose di Silvia che gli altri non capiscono:

che Silvia è come un gattino senza coda,

che Silvia sente una musica diversa,

che Silvia deve essere protetta.

Silvia è come una rosa blù, delicata e bellissima:Ma le rose blù sono così rare che ne sappiamo poco, troppo poco.Sappiamo solo che hanno bisogno di essere curate di più.Di essere amate di più.


Come una rosa blu....da una poesia di Gerda Klein

09/04/10

Il cane, amico dei disabili motori...


U-dog, un’associazione per educare e addestrare i cani da lavoro
I cani non aiutano solo i disabili visivi e gli audiolesi, ma anche i disabili motori. Possono rappresentare l’ausilio fondamentale per il raggiungimento dell’autonomia del disabile fornendo un aiuto pratico per fare cose che risultano troppo faticose, possono mettere a disposizione i loro occhi, oppure il loro udito acuto.


Senza coercizione, lavorando sullo sviluppo della relazione uomo-cane, è possibile esaltare le naturali inclinazioni del cane senza particolari imposizioni. Con la metodologia proposta da U-dog è possibile collaborare con qualsiasi cane di qualsiasi razza e taglia, compresi i meticci.Spesso vengono scelti i cani di piccola taglia, perché più adatti a collaborare con chi abbia disabilità motorie. La piccola taglia dell’animale spesso facilita la relazione e il cane non rappresenta mai un intralcio per chi si muova in carrozzina.

vedi articolo intero su disabili.com

04/04/10

Cuzzupa


La cuzzupa è un dolce tipico pasquale calabrese, mi ricorda la mia infanzia..

Può avere varie a forme, a discrezione di chi la prepara, solitamente riguarda un tema pasquale, gallina, pesce, cuore o altro. Al centro della cuzzupa è posto un uovo sodo che la tradizione vuole porti fortuna.

Il nome "cuzzupa" significa "pupazzo" ed infatti inizialmente questa era la forma che aveva il dolce tipico.

In tempi in cui la povertà imperversava e lo zucchero era considerato un lusso in parecchie case...la cuzzupa veniva fatta con semplice pasta di pane, modellata a piacimento e decorata con delle uova sode.
Ingredienti:5 uova,
1 uovo per spennellare,
1 o 2 uova sode per decorare,
1 bustina di lievito,
250 g di zucchero,
1 ottavino di olio d’oliva,
la scorza grattugiata di 1 limone,

Lavorate le uova con lo zucchero fin quando diventeranno spumose quasi bianche, poi incorporate la farina setacciata la scorza del limone grattugiata il sale l’olio e il lievito ,lavorate bene l’impasto poi versatelo sulla spianatoia cosparsa di farina, amalgamate il tutto fino ad avere una giusta consistenza , infatti la farina va messa piano piano in modo da ottenere un’ impasto morbido ma non duro.
Le varie forme si ottengono lavorando l’impasto con un po’ di farina, stando attente a non renderlo duro. Dopo aver fatto la cuzzupa decorate con l'uovo sodo disponetela in una teglia di alluminio cosparsa con un po’di farina, spennellate i dolci con l’uovo sbattuto con un cucchiaio di zucchero, infornate a 180°C per 30 minuti circa.



fonte:  ricettefantasie


03/04/10

Figli di un Dio minore?



Ho letto una testimonianza scritta su mentecritica.net e trovata sul blog dei genitoritosti , che mi ha lasciato un po' perplessa perchè mi è sembrata una testimonianza un po' “crudele”.
Crudele e ingiusta verso tutte quelle famiglie, che, sono sicura, chi meno e chi più, comunque lotta per il rispetto dei diritti del proprio familiare e che quotidianamente vengono calpestati!
Può darsi che qualcuno si riempia di rabbia per la situazione in cui si vengono a trovare e non tutti hanno il coraggio di muoversi e lottare coraggiosamente verso le Istituzioni locali, oppure non ha il tempo e l 'energia sufficiente di pensare agli altri ma cerca di lottare per il proprio interesse.
Non so se esistono le famigliole della pubblicità del Mulino Bianco! Sperare però in un mondo con meno sofferenze penso sia umano!
Sono sicura che oggi, a differenza di molti anni fa, la cultura della disabilità è cambiata, c'è più informazione e conoscenza, per fortuna...
Certo, di strada ne dobbiamo fare molta e quello che pensavi fosse già acquisito, a volte devi con fatica riconquistartelo...
Anche noi mamme abbiamo bisogno di tempo per elaborare, all'inizio è molto doloroso il percorso ma poi tutto cambia, c'è chi ha bisogno di meno strada e chi di più... ma comunque alla fine devi comunque ritornare alla vita che ci appartiene ma non è così semplice viverla come deve essere veramente e umanamente vissuta.... come chiede l'autrice di questa, comunque intensa testimonianza....vedi qui