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confrontandoci

Nato per parlare di disabilità intellettiva, man mano ho aggiunto un pò di tutto...poesie, cucina, aforismi, racconti...ecc. :)


06/03/10

Indignarsi è poco...


riporto una lettera di un amico su Facebook, e "Se anche voi desiderate indignarvi contro l'azienda dei trasporti per disabili C.T.A., scrivete a questo indirizzo e-mail ctagigli@virgilio.it" (In merito alla vicenda apparsa in questa nota: qui )


Cari amici,

desidero raccontarvi che cosa mi è accaduto nella giornata di giovedì 4 marzo 2010 mentre mi accingevo per andare al meeting organizzato dalla RSD Sorriso ONLUS per affrontare il tema dell'accessibilità a Milano per tutti coloro che hanno problemi motori.Partenza da Arluno alle ore 13,45 perché il servizio trasporti disabili C.T.A non era disponibile alle 16 a causa dei servizi programmati per le scuole, per portare i ragazzi a casa alla fine delle lezioni. E fin qui tutto bene, non ho fatto alcuna polemica, sono stato accondiscendente e sono partito molte ore prima rispetto alle 17, orario previsto per il meeting sulla disabilità.Da Arluno a piazza del Duomo ci vogliono esattamente 25 km, chilometro più chilometro meno. Il conducente, un cafone maleducato, ha guidato il mezzo come se fosse in un circuito di formula uno, facendomi sballottare sulla carrozzina a destra e a sinistra, nonostante i ripetuti consigli di guidare più piano e con più prudenza. Questo cafone, non soltanto non mi ha dato retta, ma ha continuato a guidare ad una velocità pazzesca, colpendo dossi e buche lungo il tragitto. La mia pancia e la mia schiena mi facevano male e mi veniva da vomitare. Il cafone ha continuato la sua corsa, sbagliando per giunta strada. Anziché portarmi a Milano, si è diretto verso Saronno, esattamente ad Uboldo.Dal momento che sapevo di dover partire prima, ho dato appuntamento ad un mio amico in piazza del Duomo alle 14.30, calcolando che 25 km li si può percorrere in 40 min.L'autista, ad ogni buca e dosso, mi faceva saltare in aria dandomi contemporaneamente una spinta per il contraccolpo verso il basso, facendomi di fatto spostare il mio corpo quasi al bordo della carrozzina, del sedile della carrozzina, tanto da avere il sedere al bordo. Praticamente stavo cadendo per terra. Siamo giunti in piazza del Duomo alle ore 15,10, dopo 1 h 20. Ma non è finita qui.Il cafone maleducato, oltre ad avermi lasciato lì da solo senza aspettare l'arrivo del mio amico, non mi ha neppure sistemato, tirato su per non cadere, andandosene via incurante del pericolo che stavo per correre, quello di cadere dalla carrozzina. Ero messo in maniera tale da far preoccupare chiunque. Ma mi sbagliavo. Tutta la gente che passava in piazza Duomo non solo non mi ha degnato di uno sguardo con l'intento di aiutarmi, ma quando mi sono avvicinato ad una coppia 55 enne per chiedere aiuto affinché non cadessi, il marito ha gridato alla moglie di andare via come se io stessi per chiedere l'elemosina o qualcosa del genere. Mi sono sentito umiliato nel modo in cui sono stato abbandonato dall'autista e dal viaggio disumano che ho dovuto anche pagare: € 80.Quando il mio amico Ivan mi ha visto si è sentito in difficoltà, non sapeva cosa dire, era molto arrabbiato con l'autista. E dal momento che lui scrive per "Il Giorno", molto probabilmente scriverà un articolo contro il disservizio dell'azienda dei trasporti disabili C.T.A.Quello che mi ha fatto pensare, che mi ha fatto riflettere profondamente, oltre ad essere stato umiliato e abbandonato come un sacco di patate, è la reazione della gente indifferente al problema che gli si presentava davanti agli occhi, è il menefreghismo da parte di chi dovrebbe tutelare i disabili, da parte di chi li trasporta per un fabbisogno oggettivo, da parte di tutte le persone che non hanno mosso un dito mentre stavo per cadere. Questo episodio mi ha fatto veramente capire, dopo 22 anni di carrozzina, quanto siamo piccoli dentro, poveri di spirito, poveri d'animo, miseri di cuore, insensibili ai bisogni altrui.Mi sono diretto con il mio amico all'appuntamento sponsorizzato più e più volte su Facebook per trattare l'argomento dell'accessibilità per i disabili a Milano, per sensibilizzare le persone a risolvere in maniera adeguata questo problema, abbattendo quelle che sono le barriere culturali e sociali, distruggendo l'emarginazione e la discriminazione, compiendo di fatto un'azione positiva e concreta per arrivare ad una integrazione sociale. Questo è il sogno di tutti, non soltanto delle persone con problemi motori, perché prima o poi saremo tutti i disabili, sia durante il corso della nostra vita, sia durante il periodo breve della vecchiaia dove chiunque, nessuno escluso, avrà bisogno di una città accessibile senza barriere architettoniche e soprattutto culturali e sociali.All'appuntamento si sono presentate soltanto cinque persone e questo la dice lunga sul lavoro da fare per sensibilizzare le persone al problema reale e tangibile del blocco mentale e di cuore che incontriamo tutti i giorni quando si vuole aprire un argomento e una tematica così importante come quella della disabilità. Siamo tutti i disabili, non dimentichiamocelo, ma non tutti siamo in grado di metterci nei panni altrui e soprattutto di aiutare coloro che sono in difficoltà. Non sono le barriere architettoniche quelle che fanno paura, no, assolutamente!Noi tutti dobbiamo cambiare dal di dentro, partendo dall'istruzione alle elementari, medie, superiori e via dicendo, partendo da una sensibilizzazione familiare, da noi genitori che abbiamo l'obbligo di insegnare ai nostri figli che cos'è il rispetto per la persona, per coloro che sono in condizioni di disagio. Quello che oggi viviamo, la città che i nostri padri e ancor prima i nostri nonni ci hanno lasciato, lo viviamo proprio perché chi ci ha preceduti non ha avuto la minima considerazione e lungimiranza nel togliere il più possibile le barriere architettoniche, culturali, e sociali nelle nuove generazioni avvenire. Non facciamo anche noi lo stesso errore. Ci ritroveremo, in vecchiaia, con problemi motori e con tante barriere che noi stessi, da giovani, non abbiamo voluto abbattere. E, quindi, non potremmo che prendercela soltanto con noi stessi. Costruiamo insieme oggi il futuro di domani!Un abbraccio e buona riflessione a tutti.

Massimo Lorusso

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