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confrontandoci

Nato per parlare di disabilità intellettiva, man mano ho aggiunto un pò di tutto...poesie, cucina, aforismi, racconti...ecc. :)


07/02/10

Brano tratto da una lettera inviata al vescovo Karl Golser

Dopo aver avuto un colloquio con il Vescovo Karl Golser e spiegato la situazione dei disabili nelle strutture della nostra provincia, ho deciso anche di scrivergli e riporto qui una parte.....

La Chiesa è stata in prima linea nell'assistenza, ma ha fatto difficoltà a immaginare la persona disabile come partecipe di diritti, come soggetto attivo. Anche se, negli ultimi anni, le cose stanno cambiando.... Il disabile non è un malato, ma una "persona" che a causa della sua disabilità si trova in situazione di svantaggio.
L'integrazione delle persone disabili nella società è un argomento che ricorre sovente nei discorsi di molti, ma è ancora difficile da realizzare. La comunità dei credenti non può rimanere indifferente: deve andare incontro alle famiglie con disabili che spesso per timore, riservatezza o stanchezza, a causa delle amarezze e delle discriminazioni che ogni giorno devono affrontare, non osano chiedere quello che è un diritto per i loro figli.
Non è giusto difendere un progetto di vita e poi disinteressarsi quando la vita è già un fatto bello e compiuto.
Quando nasce un figlio con disabilità grave, la famiglia entra in crisi ed è lasciata sola al suo destino anche dalle istituzioni! Tutti i giorni è una estenuante lotta per diritti mancati.
Certo, i gravi disabili intellettivi spesso non capiscono il concetto di bene e male. Ma può sperimentare che un gelato è buono e una medicina amara, che una carezza fa star bene e che una faccia arrabbiata non è buona. Ma la Chiesa dovrebbe far posto a tutti e aiutare le famiglie affinchè vengano tutelati i loro diritti e la loro dignità!
Anche la Convenzione ONU sui diritti dei disabili deve essere per la Chiesa, come per la società un'occasione per promuovere una maggiore ed effettiva attenzione di accoglienza, integrazione, cura, accompagnamento e valorizzazione delle persone disabili con le loro famiglie, non solo come oggetti ma come soggetti. Amare e rispettare il prossimo come noi stessi significa difendere e rispettare tutti i diritti degli uomini, anzi a partire dai più deboli e dai più gravi come i disabili, che non sono in grado di tutelarsi!
Pertanto, a mio parere, anche la Chiesa deve attivarsi, muoversi, lavorare per il cambiamento e riportare giustizia sociale anche per la disabilità grave (spesso dimenticata) Dovrebbe essere realmente presente alle famiglie delle persone con disabilità e umilmente vicina e a fianco a loro nelle battaglie per il diritto ad una vita dignitosa per i loro figli. Abbiamo delle Leggi sull'handicap in Italia che sono all'avanguardia e non vengono applicate; chiediamo il rispetto di queste normative.
Spero che la nascita dell'Osservatorio sulla disabilità della Cei, possa essere un' occasione anche locale di porre più attenzione al problema. .....

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