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confrontandoci

Nato per parlare di disabilità intellettiva, man mano ho aggiunto un pò di tutto...poesie, cucina, aforismi, racconti...ecc. :)


26/11/16

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Il 25 Novembre  Giornata mondiale contro la violenza sulle donne






Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito,per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l'ignoranza in cui l'avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato,per tutto questo:
in piedi Signori, davanti a una Donna! 
(W. Shakespeare)



30/10/16

Riforma Costituzionale.....troppe falsità!

Si riempiono la bocca del “combinato disposto riforma/legge elettorale” per parlare di attentato alla democrazia e robe varie, senza tener conto che la legge elettorale è una legge ordinaria che può essere modificata in pochi giorni. Nonostante l’attuale legge, chiamata Italicum, sia stata approvata da una larga maggioranza parlamentare, nessuno è pronto a fare le barricate per mantenerla così com’è.
Pertanto., questo giochino del “combinato disposto” è sporco e inaccettabile, da chiunque provenga. E diventano sofismi (frasi logiche con risultati diversi da quelli che si vogliono far intendere) argomenti quali “la democrazia deve essere orizzontale, partecipata” “anche Mussolini voleva un parlamento più efficace
Sgombrato il campo da tale argomento chiaramente strumentale, non si contano le falsità. Siamo in presenza di una vera e propria truffa ai danni di coloro, e sono moltissimi, che non hanno i mezzi per una informazione accurata.
Prima falsità: i senatori verrebbero nominati e non eletti. 
Falso!!! la legge elettorale per l’elezione dei senatori DEVE ESSERE ANCORA ESAMINATA ED EMESSA. La riforma dice solo che devono rappresentare i territori e conseguentemente essere scelti tra sindaci e consiglieri regionali. Si sta discutendo della possibilità di dare al cittadino due schede: una per l’elezione del consigliere è una per quella di senatore. 
Seconda falsità (sofisma): Verrebbe data l’immunità a 100 nuovi senatori.
Falso e tendenzioso, classico sofisma!!! Attualmente i politici parlamentari con immunità sono 930 (peraltro trattasi di immunità ristretta, in quanto nessuno nega che il magistrato possa condurre indagini anche senza autorizzazione e nessuno nega che il parlamentare venga arrestato in flagranza di reato, sempre senza autorizzazione). Con la riforma l’immunità coprirà 715 parlamentari (215 in meno).
Terza falsità:  si risparmierebbero solo 50 milioni di euro.
Falso e tendenzioso, altro sofisma!!!! Il risparmio di 50 milioni sbandierato dai comitato del no, con tanto di pezza d’appoggio della ragioneria dello stato, deriva dalla sola cancellazione delle indennità dei senatori. Non tiene conto, truffaldinamente, del risparmio dei costi variabili del senato (tutte le voci di spesa legata a ciascun senatore, come segreteria, assistenza, locali, addetti alla sicurezza, telefoni, computer, ecc..). Con 215 senatori in meno possono essere risparmiati fino ad oltre 250 milioni. Poi ci sono i costi legati alla definitiva cancellazione delle province e di 3000 poltrone provinciali, alla cancellazione del CNEL, alla cancellazione dei rimborsi ai gruppi politici regionali.
Quarta falsità: la riforma introdurrebbe elezioni improprie dei senatori!!!
Falso: la riforma costituzionale non fa menzione di elezioni; queste sono rimesse a una legge ordinaria che può essere modificata ogni volta lo si voglia.

Quinta Falsità: Alcuni articoli della riforma sarebbero stati approvati con il ricorso al voto di fiducia!!!!!
Falso: mai alcun articolo della riforma è stato votato con la fiducia. Mai

Sesta falsità: questo parlamento sarebbe illegittimo!!!! 
Falso: il parlamento è legittimato a fare tutto ciò che sta facendo da una sentenza della corte costituzionale.

Troppi sofismi e Troppe falsità!!! Se il no dipenderà da queste questioni, saremo in presenza di una truffa.

Enzo C. Delli Quadri

29/10/16

Riforma costituzionale art.70.. no al Ping-Pong

l’art. 70 della Costituzione Vigente recitaLa funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.Questo significa che Camera dei deputati e Senato della Repubblica fanno la stessa cosa: votano entrambe la fiducia al Governo; inoltre, una legge, perché sia approvata, deve avere l’ok di entrambe; il testo della legge, quindi, deve essere identico, virgole comprese. Se la Camera modifica una virgola, la legge torna al Senato e viceversa: Si chiama Navetta Parlamentare (Ping-Pong). Per superare questo estenuante balletto, molte e molte volte il Governo deve ricorrere ai poco amati e a volte famigerati Decreti Legge.
Il nuovo art. 70 è molto più lungo perché deve disciplinare il diverso ruolo che Camera e Senato devono svolgere. Camera e Senato non fanno più la stessa cosa.
In breve: Il Senato cosiddetto dei 100, perché il numero dei senatori passa dagli attuali 315 a 100, non vota la fiducia al Governo; inoltre sul 95% delle leggi può solo esprimere un parere. Camera e Senato fanno la stessa cosa solo su norme riguardanti il territorio, norme internazionali, elezione del Presidente della Repubblica, riforma costituzionale.
Scompare, quindi il ping-pong per il 95% delle leggi, scompaiono i decreti legge e la fiducia al Governo può essere espressa solo dalla Camera.
Enzo C. Delli Quadri

16/10/16

OBBLIGO DI TRASPARENZA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

ARTICOLI 96 E 97: OBBLIGO DI TRASPARENZA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

L’articolo 96 subisce una modifica tanto marginale che merita soltanto un accenno, en passant. La presente disposizione prevede, difatti, che per i reati commessi sia il Presidente del Consiglio che i Ministri, ancorché sia cessata la loro carica, vengano sottoposti alla giurisdizione ordinaria previa autorizzazione della Camera dei deputati. Precedentemente tale autorizzazione doveva essere adottata, alternativamente, o dalla Camera dei deputati o dal Senato della Repubblica, in ragione dell’appartenenza del membro del Governo all’una od all’altra Camera.
L’articolo 97 della Costituzione, nella sua versione vigente, contiene i principi sulla base dei quali debba essere organizzata l’attività della Pubblica Amministrazione. I commi 1, 3 e 4 rimangono invariati, e sanciscono il dovere della Pubblica Amministrazione tutta di garantire l’equilibrio di bilancio, di dotarsi di una struttura organizzativa che permetta la divisione delle sfere di competenza e di prevedere dei meccanismi di assunzione mediante concorso, salvi i casi stabiliti dalla legge.
L’innovazione portata dalla riforma costituzionale può essere considerata quantitativamente marginale, poiché si concretizza nella aggiunta di sole tre parole.Ma l’importanza di queste tre parole è di livello incommensurabile. Il secondo comma dell’articolo 97, infatti, stabilisce che “i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge – e qui viene sancito il principio di legalità -, in modo che siano assicurati il buon andamento, l’imparzialità e – qui sta la grande innovazione – la trasparenza dell’amministrazione.”
Può apparire, come già detto, qualcosa di assolutamente marginale. Così non è. Per due ordini di motivi. Il primo riguarda il valore che decidiamo di assegnare alla Costituzione. Se si parte dal presupposto, e credo lo si debba fare, che le parole in Costituzione non compongano semplicemente un testo di legge, ma siano invece la “base definita della vita costituzionale italiana” – come ha affermato Meuccio Ruini, il 22 dicembre del 1947 -, allora si deve convenire che qualunque parola inserita nella carta costituzionale costituisce, necessariamente, parte del basamento, sociale e giuridico, della nostra società.
Il secondo motivo è di carattere eminentemente normativo. Il principio di trasparenza, ancorché non sancito direttamente in Costituzione, precedentemente poteva essere rinvenuto nella legge numero 241 del 1990, precisamente all’articolo 1. Tale disposizione prevede che “L’attività amministrativa (…) è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza.” Come si vede, il principio di trasparenza veniva parificato ad un’altra serie di principi, che assumevano il medesimo valore. È necessario, prima di concludere, accennare al fatto che il principio di trasparenza non costituisca un’enunciazione generica, poiché riveste una enorme importanza nella vita quotidiana di ognuno di noi. Il fatto di aver inserito in Costituzione il termine “trasparenza” significa che nessuna Pubblica Amministrazione potrà sottrarsi dal rispettare, od aggirare, tale principio– tramite, ad esempio, negazione o rinvio di una richiesta di accesso ai documenti.
La riforma costituzionale adotta una linea di principio precisa: rendere la trasparenza non uno dei tanti principi sui quali si regge l’attività della Pubblica Amministrazione, ma il principio cardine – assieme all’imparzialità ed al buon andamento – dell’attività amministrativa, da considerarsi come presupposto ed obiettivo. La trasparenza, nell’attività della Pubblica Amministrazione, non potrà più essere derubricato a principio generico e programmatico, perché quando una parola entra in un testo costituzionale cambia ragion d’essere, e viene impressa a fuoco nella società cui accede.
fonte: qui

28/09/16

La Riforma Costituzionale - art.70

L’articolo 70 della Costituzione, nella sua versione pre-riforma, stabilisce che “la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Un principio semplice e conciso, come fanno notare i sostenitori del No. Eppure dietro tanta semplicità si cela la confusione: per far approvare una legge, c’è bisogno che entrambe le Camere si esprimano favorevolmente sullo stesso testo, identico persino nelle virgole.E finché questo non avviene, la legge non può essere approvata.
C’è poi da aggiungere che, durante la storia repubblicana, tale “parità” è stata aggirata un numero smisurato di volte: maxi articoli, maxi emendamenti, canguri e canguretti sono solo alcuni degli strumenti che regolamenti e prassi parlamentari hanno teorizzato per ovviare alla eccessiva rigidità del bicameralismo paritario.
Se volgiamo lo sguardo al passato, il bicameralismo paritario trova la propria ragion d’essere nell’esigenza di ponderare ogni scelta, di contemperare pedissequamente ogni singolo interesse. Dopo la dittatura fascista e con il
rischio che altre forme di autoritarismo si instaurassero, era del tutto comprensibile. Ma i tempi sono cambiati, e le società e gli assetti politici mondiali altrettanto. Sarebbe attuale mantenere in vigore un sistema disallineato rispetto al contesto in cui è chiamato ad operare? Certamente no.
Per questo motivo, la riforma compie un gigantesco passo in avanti: definisce le competenze delle due Camere, rispettando le nuove funzioni di queste, e sopprime il polveroso bicameralismo paritario.
Il disposto dell’articolo 70 si divide, sostanzialmente, in due parti: la prima, che stabilisce puntualmente quali sono le leggi la cui approvazione permane bicamerale, e la seconda, che stabilisce la competenza esclusiva della Camera rispetto all’approvazione di tutte le altre leggi.
La domanda che alcuni si pongono è: perché non eliminare direttamente la possibilità, per il Senato, di intervenire nel procedimento legislativo? Per un motivo molto semplice. Se il Senato diviene camera delle autonomie, è coerente con il nuovo assetto istituzionale che questo abbia la facoltà di esprimersi in maniera vincolante sulle leggi che incidono sugli enti territoriali.
Un esempio: il primo comma dell’articolo 70 stabilisce che debbano essere approvate da Camera e Senato le leggi di cui l’articolo 119, sesto comma, le quali riguardano il patrimonio degli Enti locali. È evidente che il senso di questa previsione, come delle altre, sia quello di sottoporre al vaglio del proprio organo di rappresentanza tutte le decisioni che incidano sulla vita quotidiana degli Enti locali. Al Senato viene anche permesso di inserirsi nell’approvazione di quella categoria di leggi che potremmo definire, kelsenianamente, “fondamentali”: leggi di revisione costituzionale e leggi costituzionali. Queste intervengono non solo a livello nazionale, bensì anche a livello locale, ed è giusto che il Senato abbia la possibilità di legiferare a pieno titolo.
Per le leggi la cui approvazione viene demandata esclusivamente alla Camera dei Deputati, l’articolo 70 stabilisce che il Senato abbia la possibilità di esaminare il testo approvato dalla prima, entro 10 giorni, ove ne faccia richiesta 1/3 dei propri componenti. Una volta esaminato il testo, il Senato può presentare osservazioni e proposte di modifica entro 30 giorni. Concluso questo procedimento interlocutorio, alla Camera spetterà l’ultima parola sul testo di legge.
Sono poi previsti due meccanismi rinforzati di consultazione del Senato:per le leggi di attuazione dell’articolo 117, quarto comma, e per le proposte di modifica della legge di bilancio. Per le prime si stabilisce che la Camera, ricevute le proposte del Senato votate a maggioranza assoluta, per rifiutare debba anch’essa raggiungere la maggioranza assoluta dei votanti. Per la legge di bilancio, invece, il nuovo articolo 70 differisce il termine entro il quale il Senato è legittimato a presentare modifiche da 10 a 15 giorni. Il Senato, infine, manterrà la facoltà di svolgere attività conoscitive ed inchieste.
Da una parte, quindi, un principio chiaro in teoria, aggirabile ed aggirato in pratica, dall’altra un testo che pone fine al meccanismo della navetta e riporta chiarezza nel procedimento legislativo.
Se si passa dal piano teorico a quello operativo la sostanza non cambia, poiché i dati danno una chiara indicazione di come l’applicazione dell’attuale articolo 70 renda il procedimento legislativo lento e farraginoso. Uno studio del Senato sull’attività legislativa della XVI legislatura dimostra come, in media, i disegni di legge di iniziativa parlamentare impieghino, per essere approvati, 256 giorni al Senato e 274 alla Camera. Per ogni legge si attendono 1 anno e 165 giorni. Se, invece, si prendono in considerazione i progetti di legge presentati dal Governo, l’approvazione è decisamente più rapida: 45 giorni al Senato, 35 alla Camera. Poco più di due mesi, dunque.
Per tutta la storia repubblicana abbiamo assistito alla discutibile prassi sulla base della quale il Governo, attraverso quella che viene definita decretazione d’urgenza, ha via via eroso le competenze del Parlamento, sostituendosi in buona misura a questo nell’attività legislativa. La conseguenza di questa impropria avocazione di competenze è sotto gli occhi di tutti: leggi redatte in un unico articolo, spesso composto da centinaia di commi, poco chiare e di difficile comprensione,anche per gli addetti ai lavori.
Questa riforma centra il difficile obiettivo di conferire nuovamente dignità al Parlamento, di modo che questo torni ad esercitare in via esclusiva, salvi i veri casi di necessità ed urgenza, la funzione legislativa. Una descrizione precisa e puntuale del procedimento legislativo impedirà che quanto stabilito in Costituzione venga aggirato. In definitiva, un Parlamento più stabile, credibile ed efficiente.